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Uno scrittore per la Valcuvia dell'ottocento: Achille Jemoli (Michele Lajoli)

G. Pozzi & V. Arrigoni

 

(Stralcio da TERRA E GENTE, Vol. 4,  1996-1997 )

 

Il nome  di Achille Jemoli è uno  di quelli più familiari a coloro i quali si occupano di storia della Valcuvia. Infatti è proprio Achille Jemoli che si cela sotto lo pseudonimo di Michele Lajoli e con tale nome ‑ anagramma del suo nome e cognome ‑ firma nel 1876 un prezioso libretto dal titolo : CENNI COROGRAFICI STORICI STATISTICI DELLA VALCUVIA BREVEMENTE E LIBERAMENTE ESPOSTI DA MI­CHELE LAJOLI". Viene stampato a Milano nel 1876 presso la "Tipo­grafia di A.Lombardi" posta in Via Fiori Oscuri, 7, la stessa che pubblicava varie opere di R.Paravicini; l'autore, in quel tempo aveva 67 anni.

Nella prefazione dà la motivazione del suo lavoro: L'amore del proprio nido, mi spinse a raccogliere queste poche notizie, che stesi giù alla buona, per alleviare la noja delle lunghe sere d'inverno.

Tentato di mandarle per le stampe, ardisco  presentarle all'indulgenza degli amici e dei lettori senza la minima preten­zione di ritrarne encomio o lucro: so di non meritare nè l'uno, nè l'altro, sia pel limitato confine in cui è circoscritto il la­voro, sia pel modo con cui fu condotto ed eseguito.

Per mancanza di documenti, mi sono appoggiato alla tradizione, al carattere ed alle consuetudini degli abitanti, agli avanzi antichi tuttora esistenti, ed ai suggerimenti delle persone le più affezionate ai rispettivi paesi. Spero quindi di essere benignamente compatito, se di far meglio non fui capace.

Desidero ardentemente, che altri di me più versato in sif­fatte condizioni imprenda a scrivere la vera storia della Valcu­via che in ogni tempo subì vicende gloriose e degne d'essere ricordate ai posteri.

Salute e fratellanza !                              M.L.

 

Quel finale ‑ Salute e fratellanza ‑ e quanto scritto nella dedi­ca e nella prefazione ci fanno ben capire come Achille Jemoli fosse schierato politicamente tra gli esponenti della corrente democratica e  progressista, un innovatore insomma.

Dalla guida del Lajoli‑Jemoli trasse la maggior delle notizie sulla Valcuvia anche Uberti Giansevero che nel 1890 pubblica a Milano una guida dal titolo " Varese e il suo circondario".

CENNI BIOGRAFICI

Le note biografiche  lo dicono nato a Gemonio il 4 giugno  1809 da Giovan Battista Jemoli( 1774 ‑ 1841)  e da Rachele Lanzani, (1770 ‑ 1842), milanese; è battezzato con i nomi di Antonio, Guglielmo, Giovanni e Achille. Nasce in quella famiglia Jemoli che è una delle più importanti non solo di Gemonio ma della Valcuvia; "possidenti" sono sempre qualificati i suoi esponenti, ma sappiamo anche che molti eserci­tano le libere professioni, ad esempio il nonno di Achille, a nome Stefano, era "juris peritus" cioè avvocato, mentre il padre era pittore ed affrescatore.

Si sposa una prima volta con Cherubina Cogliati figlio di Siro, milanese, nel 1835. Achille ha 26 anni ma la sposa ne ha quasi quaranta ed è vedova di Paolo Jemoli,  parente di Achille, dal quale ha avuto vari figli, alcuni morti subito dopo la nascita o in giovanissima età. Da questo matrimonio nasce il 5 ottobre 1836 Rachele Beniamina Ersilia Cherubina; anche questo per la sventurata madre è un parto difficile tanto che ne morirà, nonostante l'assistenza del Dr. Rigoli che provvede a battezzare la bambina  .

Achille, rimasto vedovo, si sposa di nuovo, nella chiesa parroc­chiale di Angera,  il giorno 11 ottobre 1837 con Luigia Casti­glioni di importante famiglia angerese; lo sposo ha ventotto anni, la sposa ventuno.

Poi, nei registri anagrafici gemoniesi incontriamo la lunga sequela dei battesimi dei figli, tutti con nomi decisamente fuori dalla norma perchè ricavati dalla mitologia o da opere classiche:

- Temistocle Bernardo Bonaventura, nato il 3 agosto 1838 e subito battezzato dalla nonna Rachele essendo in pericolo di vita. Morirà, giovanissimo, a Como nel 1856.

‑ Aristide Maria Luigi Giuseppe, nato il 2 dicembre 1839 e bat­tezzato l'otto; padrino sono Luigi Leoni di Besozzo e Castiglioni Giuseppa di Angera. Sposa nel 1873 Amelia Fumagalli di Milano  .

‑ Angela Colletta Pasqualina Ersilia, nata il 10 aprile 1841, suoi padrini al battesimo sono Pasquale Maggi di Cuvio e Colletta Castiglioni di Angera. Sposa nel 1860 Carlo Borghi, di Cuggiono ma residente in Caravate essendo "agente dell'Ospitale di Cuggio­no" per i numerosi beni che quella istituzione, fondata da una caravatese, lì possedeva [1]

‑ Telemaco Ernesto nato il 21 marzo 1843, morirà a Varese nel febbraio 1887

‑ Anacarsi Francesco nato il 29 novembre 1844, è subito battezza­to da Don Antonio Clivio essendo in pericolo di vita, poi fuori pericolo alla riconferma del battesimo in chiesa ‑ 4 dicembre ‑ ha come padrini l'avvocato Francesco Garavaglia di Besozzo e notaio in Angera e Alessandro Caccialuppi, medico abitante in Gemonio.  Anacarsi, sposa De Maddalena Teodolinda. Degno di nota  tra i figli di costoro è  Temistocle nato il 22 agosto  1878 che è ricordato a Gemonio, come benefattore, nella via omonima, quella che dalla piazza della Vittoria porta a Via Trento e Via Marsala [2] . Una delle vie centrali e sulle quali si affaccia anche la casa Jemoli, dove sono nati i vari Jemoli fin qui cita­ti. A Gemonio è impropriamente chiamata "castello Jemoli" e circola persino una cartolina con questa denominazione sicuramen­te falsa perchè quell'aspetto "da castello medioevale" gli venne dato negli anni venti durante lavori di ristrutturazione proget­tati e diretti dall'architetto genovese Delfico  .

Torniamo ad Achille Jemoli. Svolgeva varie professioni infatti lo troviamo citato in alcuni documenti come "maestro normale" ma  sappiamo  che ha insegnato a Gemonio unicamente nel 1827 e per di più "provvisoriamente". Nel 1857 ad Azzio è il titolare dell'esattoria  comunale e lo era stato anche di Gemonio nel periodo antecedente il 1860. Poi nel regno d'Italia avrà l'inca­rico di Segretario Comunale: lo sarà di Laveno dal 1860 al 1869 ( con lo stipendio di L. 800 annue), di Cittiglio negli anni dal 1864 al 1889, e di Gemonio dal 1884 al 1889  per sostituire il figlio Anacarsi, segretario comunale dimessosi. Qualche polemica accompagna  questo incarico che intraprende all'età di 75 anni. In realtà in quell'anno 1884 Achille Jemoli era Assessore Comuna­le, ma come sostiene una lamentela, sostituiva già il figlio "ufficiosamente" e la situazione non piace visto che era sia Amministratore Comunale sia segretario, quindi dipendente, anche se solo come facente funzioni.

Anacarsi Jemoli si dimette a seguito di queste lamentele, per al­tro verbalizzate in delibere di giunta e il Consiglio Comunale decide di sostituirlo con il padre Achille " ..munito di regolare patente e che ha già servito altri comuni più importanti..." . si legge nella delibera ; Achille Jemoli si dimette a sua volta da Assessore del comune e viene sostituito da Martinoja Battista. Resta in carica fino al 1889, cioè praticamente fino alla morte.

LA PARTECIPAZIONE AL RISORGIMENTO

Della sua attività di patriota quella più nota è l'essere  accor­so con altri volontari alle cinque giornate di Milano nel 1848  Siamo nella prima guerra d'indipendenza che si concluderà negati­vamente con l'armistizio di Salasco; i piemontesi ritornano al di là del Ticino seguiti dalle recriminazioni dei milanesi e dei lombardi che si sentono traditi.

La notizia dell'insurrezione milanese è portato nei nostri paesi il lunedì 20 marzo 1848 dal corriere Michele Gallizia, altri si occuperanno di avvertire quei della Valganna, della Valceresio...

Dalle cronache risultano essere 48 quei volontari che rispondono all'appello di portar aiuto a Milano; non se ne conoscono i nomi. Il resoconto di quell'avventura  si desume per lo più dai docu­menti e dalla cronaca pubblicati nel 1950  da Leopoldo Giampaolo e da Mario Bertolone in un loro libro [3].

A Varese, prima tappa del viaggio verso Milano arrivano il 22 marzo; sono accolti dagli applausi della popolazione. Insieme a loro convergono su Varese altri armati provenienti da Caravate, Besozzo, Laveno, Morosolo, Luino, Azzate, anche un nucleo di ca­rabinieri svizzeri, ben armati e molto disciplinati; passano la notte  presso l'oste Cattaneo Luigi, insieme ad altri volontari di Besozzo e di Laveno. Quei di Caravate e di Gavirate ‑ in tutto 28 ‑ sono ospitati invece da tal Roncari Gaetano. Sono tutti inquadrati  in una colonna al comando del varesino Eu­genio Orrigoni; in totale sono ottocento volontari. Partono da Varese il 23 marzo, ma invece di seguire la strada di Saronno, la più breve , seguono la via verso Gallarate perchè si diffonde la notizia della presenza di forti truppe austriache lungo quella strada. A Gallarate arrivano la sera del 23.

Risultato della deviazione di Gallarate è che tutti quanti arri­vano a Milano ‑ è la sera del 24 marzo, a Milano entrano da Porta Vercellina  ‑  a "cose fatte"; parteciperanno però all'insegui­mento del nemico che si ritira nel cosiddetto Quadrilatero costi­tuito dalle fortezze di Verona, Peschiera, Legnago e Mantova.

"...Fu dei primi ad entravi dopo l'espulsione del nemico dall'e­roica città; era per ciò insignito della medaglia commemorativa delle cinque giornate" così in un articolo di un giornale locale, trascritto più avanti, che, in occasione della morte, ricorda la figura dello Jemoli .

Per quel viaggio, da Varese fino alla tappa di Gallarate, i val­cuviani ‑ almeno alcuni di essi, forse i meno giovani e più fa­coltosi e fra questi anche Achille Jemoli che aveva allora circa quarant'anni ‑  si servono della diligenza di tal Ronchi Giovan­ni; così risulta da una ricevuta di pagamento che si riporta te­stualmente " A Ronchi Giovanni per vettura servita il giorno 22 marzo per trasporto a Gallarate di alcuni volontari guidati dal signor Achille Jemoli e diretti a Milano, L. 25 " .

Ricordiamo ancora l'attività che svolge dopo il 1859, quando ormai l'ideale di unire la Lombardia al regno piemontese è rea­lizzato: viene inviato in Valtellina dal Governo ad organizzare la Guardia Nazionale, diventa Capitano della stessa nella sua Gemonio e poi dal 1864 di quella di Laveno.

L'ATTIVITA' SOCIALE E PUBBLICA

Partecipa come ispiratore alla fondazione della società operaia  di mutuo soccorso di Gemonio e paesi vicini ‑ suo figlio Anacarsi sarà il primo presidente ‑ e poi ne sostiene ed ispira le attivi­tà più importanti   [4].

La S.O.M.S. è nel cuore della famiglia Jemoli, infatti, oltre al ricordato Anacarsi, primo presidente dal 1879 al 1883, si ricorda come Presidente Temistocle Jemoli, dal 1913 al 1922 ( accetta nonostante la sua residenza per lavoro a Genova), poi ancora dal 1925 al 1944, anno della morte. Gli succederà Barabino Edoardo dal 1944 al 1948 e siamo sempre in famiglia Jemoli.

La presenza in consiglio comunale di Gemonio è notevole perché lo troviamo sempre eletto e per di più con la carica di assessore ininterrottamente dal 1860, primo consiglio comunale eletto, fino al 1884, allorché si dimette per assumere l'incarico di segreta­rio comunale che tiene fino alla morte, nel 1889; quindi quasi quarant'anni di presenza nell'amministrazione comunale. Anche nel precedente periodo austriaco era stato chiamato, nel 1844 e 1846, a rivestire la carica di deputato dell'estimo, che equivaleva ad una carica di assessore comunale, carica toccata spesso anche a suo padre.

Ed è probabilmente in questo periodo che gli capita tra le mani quel documento, datato 1638, che raccoglie le testimonianze dei testimoni presenti al cosiddetto "Sacco di Gemonio" del luglio 1636. Non si esclude che quel documento sia stato conservato in casa Jemoli perché in quella famiglia c'erano stati degli avvoca­ti ed anche  chi si era occupato della "Res publica" ed inoltre alcuni Jemoli erano tra i danneggiati. Alla data attuale in casa Jemoli questo originale non c'è, mentre c'è una copia "conforme" sempre redatta da Achille Jemoli. Che quello fosse un documento importante lo Jemoli lo capisce subito ed infatti nel suo libro sulla Valcuvia scrive: " Il giorno 20 luglio, come da autentico originale processo Gemonio fu saccheggiato ed incendiato dalle truppe alleate di Francia, Parma e Savoja che erano acquartierate nel Castello di Besozzo, per avere gli abitanti loro rifiutate le chieste razioni di viveri e foraggi. Rilevantissimo fu il danno patito per quella sciagura .......". Di quel verbale ne fa delle copie "conformi" che poi firma ‑ non dimentichiamo che era segre­tario comunale ‑  in data da Gemonio, 20 marzo 1875. Una copia, qualche anno dopo, viene pubblicata, a cura dell'Ing. Antonio Monti nel 1879 sul Periodico Storico Comense e , in anni più recenti sulla Rivista Storica Varesina nel 1973 a cura del Prof. L.Giampaolo che ne fa una comparazione con la copia di Como.

La sua presenza in Consiglio Comunale è sempre stata molto attiva e partecipata; spesso i verbali delle sedute citano il suo nome tra i proponenti di nuove iniziative o tra gli intervenuti al dibattito. Esempi si possono ritrovare nelle proposte di creare la nuova piazza comunale e sarà poi realizzata quella che è ora piazza della Vittoria, l'edificio per municipio e scuole ( quello poi abbattuto negli anni sessanta), le nuove intitolazioni delle vie di Gemonio, la riaffermazione dell'autonomia comunale contro la proposta governativa di far un unico comune con Caravate, ...

Pure l'ufficio di Conciliatore del comune lo vede attivo negli anni ottanta e quello di rappresentante comunale del "Comizio A­grario" fin dalla sua istituzione nel 1867. Viene spesso chiamato a far parte di commissioni sia comunali che del circondario ed in questa veste è nominato ad esempio come membro della sottocommissione della Valcuvia per l'esposizione di Varese del 1886 ed è anche nominato nel 1879 membro del consiglio di gestione dell'Ospedale di Cittiglio.

Lo ritroviamo spesso anche nei comitati di sostegno ai candidati progressisti per l'elezione al Parlamento del deputato del colle­gio Valcuvia‑Varese. Così, ad esempio nel 1876  Achille Jemoli è con i gemoniesi Massimo Sangalli, Pericle Sangalli  e Giovanni Stella  che firmano il manifesto a sostegno dell'Avv. Giacomo Bizzozzero, poi vincente sul moderato G. Speroni  .

IL FUNERALE CIVILE

Una delle istituzioni che lo vede tanto attivo da esserne ritenu­to il fondatore, oltre alla Società operaia di mutuo soccorso, è l'Asilo Infantile Corda ‑ ora Scuola Materna ‑ di Gemonio. Ma proprio a causa di questa istituzione si genera una astiosa pole­mica allorché Achille Jemoli muore, ottuagenario, il 17 marzo 1889. Tra le sue disposizioni testamentarie lascia di voler essere sepolto con funerale civile, senza intervento di sacerdoti.

Diventato anticlericale in anni non precisati ma forse nel perio­do risorgimentale perché, precedentemente fa battezzare tutti i suoi figli e sempre si iscrive alla Confraternita del S.S. Sacra­mento, vuole i funerali civili . Questo causa molto disappunto nel consiglio di amministrazione dell'asilo, per di più retto dal Parroco Don Giovan Battista Jemoli ‑ anche parente del defunto ‑, che decide ‑ con tre voti contro uno ‑ di non far intervenire i piccoli dell'Asilo.  Il funerale si svolge quindi senza interven­to ne' di sacerdoti ne' dei bambini dell'asilo. Molti sostenitori dell'asilo, che allora si reggeva su azioni e quindi erano chiamati  "azionisti", protestano energicamente; conseguenza logica le dimissioni del parroco‑presidente, già presentate del resto il 18 marzo, e di altri due consiglieri. Nuova assemblea degli azionisti che elegge presidente dell'asilo Anacarsi Jemoli, figlio del defunto Achille.

Quest'episodio del funerale civile, il primo che si trova regi­strato nell'archivio parrocchiale gemoniese, fa molto parlare ed anche molto scrivere; da una parte  il parroco ci lascia la cronaca del funerale ed i fatti dell'asilo, dall'altra la stampa liberal‑radicale da la sua versione. Risultato è che abbiamo il fatto ampiamente documentato e commentato da parte delle classi­che "due campane". Si riportano i passi più significativi di quando si è trovato scritto non già per il fatto in se, ma perché sono occasione di avere molte notizie biografiche di A. Jemoli, sulla gente di Gemonio e sulla vita di quel tempo.

Scrive dunque il parroco in un suo registro, riferendosi al funerale di A. Jemoli, che " Alle 11 antimeridiane di quel cele­bre giorno di S.Giuseppe dopo che si era celebrata la Messa in terzo col canto sull'orchestra, ‑ A. Jemoli muore Domenica 17 marzo 1889  ed i funerali si tengono il 19 marzo che è appunto la festa di S.Giuseppe ‑ cominciò lo sfilare delle tre società operaie intervenute poco numerose a dir vero se si bada allo strombazzamento fatto prima, e dopo questi pochi operai che lemme lemme, mogi mogi, si avanzavano verso la piazza davanti alla Chiesa, venivano i trombettieri che a gonfia gola suonavano non so qual pezzo di musica, e dietro a loro il feretro portato da quattro vestiti in nero, e dopo il feretro alcune signore che si potevano contare sulle dita delle mani, e poi alcuni altri pochi signori. Avevan tutti il cappello in testa e le mani in tasca...". Avendo imparato a conoscer un poco il carattere fermo ed autoritario di questo parroco ‑ sarà poi prevosto a Canonica ‑ dai documenti ovviamente, si può anche pensare che, all'uscita della messa, si sia messo sotto il " portichetto " della chiesa ad aspettare il passaggio del corteo; doveroso però mi sembra precisare che il parroco stimava e riconosceva in  Achille Jemoli l'uomo che promuoveva il benessere del prossimo; alcune pagine prima aveva scritto infatti, parlando della fondazione dell'asi­lo, avvenuta sul finire del 1879 grazie ad un lascito di Giovanni Corda,: " ...merita una lode particolare il Signor Achille Jemoli che mettendo a profitto dell'Asilo la sua lunga esperienza, il suo non comune ingegno e singolare attività, mirabile in un uomo più che ottuagenario...".

I discorsi funebri al cimitero gli saranno invece stati riportati da qualcheduno. Comunque così scrive: " ...il Dr. Massimo Sangal­li disse due parole in lode del defunto e deplorò l'assenza dei bambini dell'asilo, il Stella poi si scagliò contro i sacchi di carbone, alludendo ai preti..."; quello Stella è tal Stella Gio­vanni ( nato a Cabiaglio nel 1851), facoltoso proprietario, marito di Ebe Valaperta, figlia del Sindaco di Gemonio del tempo.

Sul registro dei morti invece ne annota la morte in questo modo : ...In domo sua obiit sine sacramentis et sine aliquo poeniten­tiae signo, cujus corpus die 19 martii sine sonitu campanarum et sine sacerdotibus, magna comitante caterva sociorum operariorum delatum est ad Cemeterium ibique sepultum." ; il latino è abba­stanza comprensibile e si può notare forse una contraddizione tra la cronaca di prima e questa, laddove scrive: "magna comitante caterva sociorum ...".

Di opposta tendenza ‑ la cosiddetta altra campana ‑ le cronache che ricaviamo dal giornale "La settimana Varesina" di quel perio­do [5]. In un articolo che appare listato a lutto così scrive l'anonimo articolista : " Achille Jemoli. Il bel vecchietto arzillo, intelligente, operoso, liberale, che per tanti anni ci fu amico e corrispondente, cessò di vivere a Gemonio, ove era segretario comunale amatissimo, la mattina di domenica 17 corren­te.

Di quest'uomo modestissimo noi non possiamo dire che quel tanto che sotto i nostri occhi operò, fra cui non deve tacersi delle distinzioni ottenute all'esposizione varesina dell'86 pe' suoi saggi riescitissimi di coltivazione dello zafferano, delle cure prodigate onde prosperasse la Società Operaia e le scuole popola­ri del natio paesello. Noi ricordiamo l'energia spiegata da que­st'uomo già vecchio allorquando, nella luttuosa circostanza della morte del diletto figlio suo Telemaco, avvenuta a Varese due anni fà, egli seppe resistere a qualsiasi influenza e fece rispettare la volontà dell'estinto, che aveva desiderato la cremazione ed i funerali civili. Fedele ai principii professati in vita, la sua salma non salì al cielo nella tomba portata dal gracchiare dei preti, ma scese nella tomba accompagnata dall'affettuoso rimpian­to dei molti discendenti e congiunti, benedetta da quanti amici avevano potuto apprezzare le non comuni sue doti. E poiché tu sei partito, o amico carissimo, o compagno modesto di battaglie, noi veniamo col pensiero a cercare la tua fossa per porgerti l'estre­mo vale e quella benedizione che non volesti da coloro che ne fanno mercato.". L'articolo, bello e significativo, è stato scritto da una persona che gli era amica, purtroppo non sappiamo indicare chi possa essere.

A chiusura dell'articolo si segnala che, mentre è in corso la composizione di quel numero di giornale, è pervenuta una biogra­fia del defunto che verrà pubblicata nel prossimo numero. Ancora in quel numero di giornale  del 24 marzo 1889 il ringraziamento dei figli di Achille Jemoli. Mi pare una delle prime necrologie apparse su giornali locali e come tale la riporto: " La famiglia Jemoli con tutta riconoscenza vivamente ringrazia i parenti, gli amici, le associazioni operaie, le scuole e la società filarmoni­ca che accompagnarono all'estrema dimora il compianto ed amatis­simo suo padre JEMOLI ACHILLE, Gemonio 20 marzo 1889 ".

La biografia annunciata viene effettivamente pubblicata sul nume­ro del 31 marzo 1889. Si tratta di un lungo articolo dove, la prima parte è dedicata alla biografia di A. Jemoli mentre la se­conda è la ovvia polemica per il mancato intervento dei bambini dell'asilo al suo funerale.

Dalla prima parte di quell'articolo trascriviamo: " Domenica scorsa 17 corrente, cessava di vivere in Gemonio, sua patria, A­chille Jemoli, il nestore si può dire dei Segretari Comunali del­la Provincia, nella grave età di ottant'anni; morì sulla breccia continuando il disimpegno di sue funzioni fino al giorno che si mise a letto per non più rialzarsi: sei solo giorni di degenza.

Uomo di tempra adamantina, fu vero patriota energico, convinto, scrittore forbito, lavoratore indefesso.

Nel 48 accorse con numerosa squadra in soccorso di Milano, fu dei primi ad entrarvi dopo l'espulsione del nemico dall'eroica città; era per ciò insignito della medaglia commemorativa delle cinque giornate.

Nel 59 spedito dal Governo in Valtellina ad organizzarvi la Guar­dia Nazionale, ne riportò onorevolissimi certificati per le sue prestazioni; non potè accorrere, come l'ardente patriottismo lo spronava, sui campi di battaglia, perchè già inoltrato negli an­ni, carico di numerosa figliolanza, e mutilato di varie dita del­la mano per disgrazia toccatagli nella prima giovinezza. Nulla però risparmiò colla parola, colle prestazioni, coll'esempio a tutto che riescir potesse utile, decoroso alla patria.

In paese fu il valido organizzatore della prospera Società ope­raia, per Lui si impiantò la proficua latteria sociale, più volte coll'opera e consiglio suo premiata.

Dove però maggiormente rifulse l'operosità, il cuore, la filan­tropia del povero Jemoli, fu l'amore immenso, i diuturni sacrifi­ci con cui iniziò e condusse a termine l'istituzione dell'Asilo Infantile. Questa fu la maggiore delle sue compiacenze !... " e qui l'articolista continua, ma in tono polemico, ricordando che ‑ qual riconoscenza del lavoro svolto ‑  gli fu preferito alla ca­rica di presidente " ...un eroe della sesta giornata.", vale a dire il parroco Don Jemoli e poi che ai bambini dell'asilo fu vietato di intervenire ai suoi funerali civili.  Il tono è ancora canzonatorio e perfettamente in linea con le polemiche anticleri­cali del tempo. Dal finale di quell'articolo togliamo ‑ per com­pensarlo con quanto scritto dal parroco ‑ qualche nota di cronaca sullo svolgimento e partecipazione ai funerali. Scrive l'artico­lista: " Per onore della Valcuvia però i funerali riuscirono de­corosi, solenni; numerose bandiere e rappresentanze di Società operaie, numerosi intervenuti dai vicini paesi massime però gli uomini ( le donne subiscono più intensamente certe infingenze de­leterie ), molti amici venuti anche da lontano. Scortarono pure la salma gli alunni delle scuole comunali del paese, maschili e femminile, condotti in bell'ordine dai rispettivi istitutore ed istitutrice.....".

Mi pare comunque significativo che a ricordo della bella figura di Achille Jemoli i figli, certo anche a troncare  polemiche e verbosità, fecero eseguire un medaglione ricordo, accompagnato da queste semplici parole :

 

"Ad ACHILLE JEMOLI morto 17 marzo 1889, d'anni 80, i figli ".

 

Si trova all'interno della cappella della Fam. Jemoli al cimitero di Gemonio, in alto proprio sopra la porta d'ingresso .

 


[1] CARAVATE ARTE STORIA SOCIETA',  a cura di G.Armocida e G.Pozzi, Gavirate 1990, pgg. 117, 118.

[2] Intitolazione decisa il 28 aprile 1945 ( T.Jemoli era morto il 14 febbraio 1944); è tra le prime decisioni assunte dal locale C.L.N. e va a sostituire l'intitolazione a Cipriano Maffei, commissario del fascio di Gemonio e della Valcuvia, ucciso il 5 febbraio 1944.

[3] L.Giampaolo, M.Bertolone, LA PRIMA CAMPAGNA DI GARIBALDI IN ITALIA ( DA LUINO A MORAZZONE ) E GLI AVVENIMENTI MILITARI E POLITICI NEL VARESOTTO, 1848‑1849, Varese 1950.

[4] G.Musumeci, LA SOCIETA' OPERAIA DI GEMONIO, in Terra e Gente 1993, Vol. 1 pgg. 57‑76( I parte), 1994‑95, Vol 2, pgg. 75‑99

[5] "La Settimana Varesina", settimanale del Circondario di Vare­se, di ispirazione democratica‑ progressista , ha breve vita, dal 1885 al 1889.